La strategia per il futuro del settore bufalino passa dalla genomica

I delegati dei soci dell’Associazione Nazionale Allevatori della Specie Bufalina, riuniti mercoledì 20 luglio 2022 a Caserta, pianificano il rilancio dell’allevamento della Bufala Mediterranea Italiana – BMI, anche grazie alle consolidate collaborazioni con il mondo scientifico e della ricerca.

Incontro sulle nuove frontiere della selezione della BMI con, tra gli altri, l’assessore all’Agricoltura della Regione Campania Nicola Caputo, il direttore generale delle Politiche agricole regionali Mariella Passari, il dirigente Mipaaf Francesco Bongiovanni, il direttore generale dell’IZS del Mezzogiorno Antonio Limone, il componente del Cda dell’Università degli Studi di Napoli Federico II Giuseppe Campanile, il Presidente del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana DOP Domenico Raimondo e il direttore di Coldiretti Campania Salvatore Loffreda.

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I soci dell’Associazione Nazionale Allevatori della Specie Bufalina (ANASB), riuniti a Caserta nella giornata di mercoledì 20 luglio 2022, hanno vissuto un importante momento di confronto, alla presenza di numerosi ed illustri ospiti.

Ai lavori della mattina, dedicati all’Assemblea Generale che, tra gli altri adempimenti, ha approvato i bilanci consuntivo 2021 e preventivo 2022, è seguito un interessante confronto, dal significativo titolo “Le nuove frontiere della selezione nella Bufala Mediterranea Italiana”.

Cuore dell’incontro, l’illustrazione dei principali contenuti e dei primi risultati del Progetto BIG (acronimo di Bufala Mediterranea Italiana – tecnologie innovative per il miglioramento Genetico), di cui ANASB è capofila e che si avvale della collaborazione di importanti e qualificati partner, in primis del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali dell’Università Federico II di Napoli – promotore e partner del Progetto – con le consulenze dell’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno, del CIPAB (Consorzio Incremento Produttivo Allevamenti Bufalini), del CNR-IBBA e del DAFNAE dell’Università di Padova.

Dai lavori è emerso, infatti, il grande “lavoro di squadra” che ha consentito al Progetto BIG di porsi all’attenzione da subito come elemento innovativo per il presente ed il futuro della selezione della Bufala Mediterranea Italiana, nel rivoluzionario passaggio dalla genetica alla genomica.

Nicola Palmieri

“Con il Progetto BIG – ha affermato il Presidente ANASB, nella sua introduzione ai lavori – abbiamo accettato la sfida dell’innovazione e devo dire, con soddisfazione, che così rispondiamo sia agli allevatori che ai consumatori, con una filiera tracciata e sostenibile, sia alle istituzioni nazionali ed europee che domandano un impegno concreto per la fase della transizione ecologica e per un allevamento in grado di essere efficiente, rispettoso di ambiente e territori, teso a ridurre lo spreco di risorse. Sono sfide impegnative, ma che dobbiamo vincere. Entriamo così a pieno diritto nell’era della genomica e lo facciamo utilizzando le tecnologie avanzate anche grazie alla fondamentale collaborazione con l’Università Federico II di Napoli e l’apporto degli altri partner”.

Gabriele Di Vuolo

Al Presidente Palmieri ha fatto eco il vicepresidente ANASB e Presidente CIPAB: “Il quadro attuale – ha esordito – non può fare a meno di tener conto di alcune importanti variabili connesse alla gestione dell’allevamento bufalino, quali l’aumento del costo di produzione per litro di latte. Dobbiamo anche noi allevatori della bufala aver ben presente che quando si parla di sostenibilità ci si deve riferire soprattutto a quella economica e sociale, perché senza di essa non è possibile continuare ad essere imprenditori. In qualità anche di Presidente del CIPAB, sottolineo l’importante apporto al Progetto BIG degli oltre cento allevatori consorziati, sinergia che consente, ad esempio, la diffusione dell’utilizzo del seme sessato, l’analisi approfondita di parametri sanitari, l’azione fortemente innovativa e anticipatrice dei tempi messa in campo con la selezione genomica, lo studio di indici inerenti la resistenza alle malattie, il minor uso di farmaci in allevamento. La nostra responsabilità – ha tra l’altro concluso – anche come giovani imprenditori, è di fare squadra: ai nostri interlocutori chiediamo di supportarci con la loro grande ed insostituibile esperienza”.

Giacomo Bertolini

Una testimonianza d’impatto sul lavoro fatto da ANASB soprattutto in questi ultimi anni, caratterizzati anche dalla trasformazione in Ente Selezionatore a seguito della riforma della legge 52, è stata portata dal suggestivo filmato introdotto dal direttore che, in pochi minuti, ha illustrato come la banca dati della BMI dell’Associazione sia un unicum al mondo, con 1.165.800 capi iscritti a Libro Genealogico, oltre 177.750 soggetti punteggiati, 62.170 con DNA depositato, 159 tori in F.A., per un totale di informazioni in database superiore ai 3 milioni e 500 mila. “Con il nostro lavoro – ha affermato Bertolini, non senza aver ringraziato gli ospiti presenti e quanti hanno collaborato fin dagli inizi al rilancio dell’Associazione – abbiamo implementato un metodo di ‘cooperazione applicativa’ fondato sullo scambio e condivisione di dati e informazioni che sta dando grandi risultati. Abbiamo puntato a far risaltare il valore e l’eccellenza dei nostri animali, ma anche la qualità del latte, esaltando la valenza economica e sociale della filiera, non solo per il territorio campano. Il filmato ‘Le nuove frontiere della selezione della BMI’ realizzato dallo staff ANASB, dedicato al ricordo di Antonio Ansanelli, che manca a tutti noi, verrà diffuso anche sui canali social e vuole narrare non tanto quali sono i nostri obiettivi futuri ma quanto concretamente la nostra squadra di giovani preparati e motivati ha realmente fatto”.

I risultati di ANASB sono stati particolarmente apprezzati da tutta la platea, sia dai rappresentanti dei vari partner del Progetto BIG (in proposito il direttore Bertolini ha fatto cenno anche alla presenza di una nuova partnership a livello locale con l’importante gruppo bancario Banca Intesa) sia da quelli istituzionali, ad iniziare dall’assessore all’Agricoltura della Regione Campania, che nel suo intervento ha voluto testimoniare l’attenzione dell’amministrazione locale al settore bufalino.

Nicola Caputo

“La ricerca – ha asserito tra l’altro l’Assessore – è l’unico elemento che può farci avanzare. Per questo ringrazio per l’occasione di aver potuto conoscere ed approfondire i contenuti del Progetto BIG e le sue opportunità”. Caputo ha fatto poi un breve cenno a tutte le problematiche più attuali per il settore bufalino campano, dalla situazione sanitaria alle storture causate anche dalla tendenza alla disinformazione che offusca gli sforzi che si fanno a favore della promozione delle produzioni di qualità. Operativamente, l’Assessore, considerati anche gli importanti passi del settore, ha prospettato la realizzazione di un centro di sperimentazione sulla genetica bufalina in una nuova struttura sul territorio, individuando Cancello e Arnone quale sede possibile.

Francesco Bongiovanni

Sempre sul versante istituzionale, un contributo di chiarezza sul quadro normativo attuale e sulle prospettive per il settore bufalino è venuto dal dirigente Mipaaf. Dopo aver rimarcato come il processo di riforma del sistema allevatoriale conseguente alla revisione della legge sulla riproduzione animale (Dlgs. n. 52) abbia portato elementi positivi ma anche qualche criticità, Bongiovanni ha ricordato le difficoltà dovute alla contrazione delle contribuzioni pubbliche alle organizzazioni allevatoriali e alcune “occasioni perse” specificatamente nel settore bufalino, in merito all’accesso alle risorse del primo PSRN. “Ora – ha specificato Bongiovanni – lo sblocco dei fondi nella nuova programmazione avviata lo scorso anno consentirà anche agli allevatori bufalini di avviare un’attività proficua, dai piani di accoppiamento finalizzati a nuovi caratteri, alla genotipizzazione di più animali e lo sviluppo di una nuova serie di indici utili sia alla ricerca, sia agli allevatori e agli obiettivi indicati nella strategia europea Farm to Fork ed in quelli più generali relativi alla sostenibilità in zootecnia”.

Un contributo importante in merito alle innovazioni introdotte nel Progetto BIG è stato portato dal professor Gianluca Neglia, dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e responsabile scientifico del progetto. Un primo focus sulla selezione genomica nella Bufala Mediterranea Italiana è stato invece prodotto da Stefano Biffani, ricercatore CNR-IBBA e coordinatore dell’Ufficio Studi R&S ANASB.

Fattivo anche l’apporto degli altri interventi istituzionali, a partire da quello di Salvatore Loffreda, direttore Coldiretti Campania, che ha richiamato la centralità e l’energia della nuova generazione di allevatori bufalini campania, di Domenico Raimondo, Presidente del Consorzio di Tutela Mozzarella di Bufala Campana DOP, che ha sottolineato l’importanza della BMI nel contesto socio-economico della Regione Campania ma anche nel contesto nazionale ed internazionale.

Il professor Giuseppe Campanile, componente del Cda dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, nel suo fondamentale ruolo di promotore e partner del progetto, ha sottolineato l’importanza della sinergia creata in termini di innovazione e trasferimento tecnologico, che ha reso possibile lo sviluppo di BIG.

Antonio Limone, direttore generale dell’IZSM ha messo in rilievo quanto l’Istituto creda in BIG e nei suoi risvolti innovativi e trasversali per la BMI.

Maria Passari, direttore generale delle Politiche agricole, alimentari e forestali della Regione Campania, con grande determinazione e chiarezza di visione ha elencato le nuove opportunità di cambiamento e di successo della filiera bufalina campana.

Tra i presenti in sala, oltre a rappresentanti del mondo professionale agricolo campano e numerosi allevatori, anche il responsabile nazionale zootecnia di Coldiretti e coordinatore FedAna Giorgio Apostoli, il direttore tecnico A.I.A. Riccardo Negrini e Michele Blasi, direttore del DQA (Dipartimento Qualità Agroalimentare) ente terzo che certifica, tra le altre produzioni, la Mozzarella di Bufala Campana DOP.

In chiusura, oltre alla presentazione di tutto lo staff ANASB che negli ultimi anni è cresciuto e si è in parte rinnovato, il direttore Bertolini ha annunciato che una illustrazione del Progetto BIG sarà presto fatta nel dettaglio anche ai responsabili istituzionali ed agli allevatori di altre aree importanti per l’allevamento della bufala, a partire dal Lazio.

Si parte con le attività di informazione del Progetto BIG

ANASB vincitrice del Progetto di durata triennale BIG: Bufala Mediterranea Italiana Tecnologie Innovative per il Miglioramento Genetico” finanziato dalla UE nell’ambito del PSRN 2014-2020, a partire dal mese di aprile 2022 ha iniziato l’attività di informazione e disseminazione delle azioni previste da BIG nei confronti di allevatori e tecnici aziendali.

Quattro sono state le tappe già realizzate: Salerno il 21 e 27 aprile, Frosinone e Latina il 4 maggio e Caserta il 12 maggio: a seguire, entro fine maggio, sono previsti incontri a Potenza e in Lombardia.  Gli incontri hanno l’obiettivo di proseguire il comune percorso di crescita, fornendo le necessarie informazioni sullo stato di avanzamento del Progetto ma, soprattutto, raccogliere indicazioni e suggerimenti da coloro che sono considerati interlocutori privilegiati. Come ben sapete, infatti, tutte le attività che vengono realizzate da ANASB rappresentano e generano valore solo se condivise direttamente con gli Allevatori bufalini e con i tecnici che lavorano nelle loro stalle.

Le tematiche sviluppate nell’ambito degli incontri trattano molteplici aree di interesse: dalla nuova scheda di valutazione morfologica comprensiva delle nuove tare genetiche, alla messa a punto di nuovi indici di selezione collegati ai caratteri riproduttivi come l’età al primo parto (EPP) e l’intervallo tra i parti (IP) nonché le modalità di applicazione, le prove di analisi genomiche utilizzate sia per la sperimentazione del nuovo chip che per la metodologia da utilizzare per le elaborazioni, come ancora la raccolta di fenotipi innovativi in atto fondamentale per l’elaborazione di indici genetici e genomici all’avanguardia.

A conclusione dei primi incontri, è risultato del tutto evidente che il Progetto BIG contribuirà a dare un forte impulso all’innovazione nell’ambito del “miglioramento genetico e genomico” della BMI e sarà il pilastro di fondamentale importanza per la ripresa e lo sviluppo del comparto bufalino nel campo del miglioramento genetico.

Il nuovo contributo della selezione genetica alla redditività della stalla nel settore bufalino

Come noto, a partire dal 2000, il numero di capi bufalini allevati in Italia ha fatto registrare un progressivo aumento sino ad oggi (BDN, dicembre 2021) con oltre 425 mila capi totali (figura 1).

Figura 1. Numero di capi allevati in Italia dal 2000 al 2021 (dati BDN)

L’aumento della popolazione bufalina è sicuramente dovuto alla crescente domanda di latte di bufala, le cui caratteristiche lo rendono unico e indispensabile per la produzione di mozzarella.

Questo prodotto, nell’ambito della DOP, ha fatto registrare nello stesso periodo di tempo, un esponenziale aumento della produzione (figura 2), generando, solo nell’ultimo anno, un incremento del 1,6%, con un valore della produzione totale corrispondente a 426 milioni di euro (www.mozzarelladop.it). Al termine del 2021, la mozzarella di bufala campana DOP si posiziona come il terzo formaggio italiano e come quarto prodotto DOP in Italia (XVIII Rapporto Ismea-Qualivita).

Figura 2. Tonnellate di Mozzarella di bufala campana DOP prodotta dal 2000 al 2021 (dati BDN)

Ne consegue che, per fronteggiare la crescente richiesta di latte degli ultimi anni, gli allevatori hanno dovuto adottare delle strategie finalizzate al miglioramento della produttività aziendale, senza penalizzare eccessivamente le caratteristiche qualitative (grassi e proteine).

Attraverso i processi di selezione genetica, ANASB ha svolto sicuramente un importante ruolo in questo contesto di crescita della produzione, ma ancor di più, a partire dal 2018, creando un nuovo indice di selezione: l’Indice Bufala Mediterranea Italiana (IBMI). Questo indice, infatti, nasce dal confronto continuo sia con gli allevatori che con i trasformatori, dal quale si è capito come fosse necessario enfatizzare ancor di più l’attitudine casearia dei soggetti, valorizzando al tempo stesso i livelli produttivi (Kg di latte) e la morfologia funzionale. Quest’ultimo aspetto scaturisce dall’introduzione dei caratteri legati agli arti e all’apparato mammario nel calcolo dell’IBMI, favorendo di conseguenza una migliore locomozione, una buona mungibilità ed una maggiore permanenza in stalla. In tale direzione l’IBMI introduce il concetto di longevità per la prima volta nella storia della bufala mediterranea italiana (BMI).

Ed è proprio la longevità uno dei temi principali sui quali ANASB ha concentrato l’attenzione e svolto numerose ricerche, al fine di mettere a disposizione degli allevatori informazioni utili per individuare le strategie migliori per il progresso genetico della propria stalla. All’ultimo Convegno Nazionale SIB (Società Italiana di Buiatria), ANASB ha presentato un approfondimento sul tema della longevità come uno dei diversi studi preliminari per lo sviluppo dei nuovi indici di selezione previsti dal progetto BIG: Bufala Mediterranea Italiana – Tecnologie Innovative per il Miglioramento Genetico.

Nello specifico la ricerca sottolinea quanto sia importante allevare animali longevi ed evidenzia la stretta relazione che intercorre fra longevità e morfologia funzionale, con i conseguenti benefici per l’allevatore (figura 3).



Figura 3. Schema vantaggi longevità.

In tale studio sono stati individuati i caratteri che riguardano l’apparato mammario e che risultano essere maggiormente correlati con la longevità funzionale, tenendo in considerazione il quantitativo di cellule somatiche nel latte.

Considerato che le infezioni mammarie in zootecnia rappresentano un grave problema, poiché si riflettono negativamente sull’intero stato di salute degli animali con conseguenti importanti perdite economiche, uno degli aspetti che viene tenuto maggiormente in considerazione per la valutazione dello stato sanitario della mammella è quello della conta del numero delle cellule somatiche (SCC).

In base al numero di cellule ritrovate nel latte è possibile determinare lo stato di infiammazione della ghiandola mammaria che, per praticità, viene convertito su una scala logaritmica (SCS), rappresentando un indicatore di suscettibilità alla mastite.

Nonostante siano molteplici i fattori che influenzano la presenza di cellule somatiche nel latte, come i fattori ambientali (tecnica di mungitura, gestione aziendale, igiene dell’allevamento) e i fattori genetici, ANASB ha focalizzato l’attenzione sulla relazione tra la morfologia funzionale e le cellule somatiche, con l’obiettivo di guidare gli allevatori in un percorso di riduzione del valore di SCS nel latte attraverso la selezione genetica dell’apparato mammario, al fine di ottenere animali più funzionali e quindi più longevi.

Sono stati analizzati i dati appartenenti a 16.627 bufale primipare (primo parto dal 2010 al 2019) e nel modello sono stati considerati i seguenti parametri: produzione di latte, effetto allevatore, SCS, morfologia.

Dai risultati ottenuti si sottolinea come risulta essere significativo lavorare sulla morfologia dell’apparato mammario. Nella figura 4, viene messo in relazione il punteggio lineare attribuito alla valutazione della mammella con il livello di cellule somatiche; dal trend si può notare come all’aumentare del punteggio morfologico si verifica una diminuzione del valore delle cellule somatiche nel latte.


Figura 4. Media dei punteggi morfologici dell’apparato mammario e andamento del valore SCS.

Inoltre, dai risultati è emerso come una corretta morfologia relativa alla posizione e alla lunghezza del capezzolo, così come alla profondità della mammella, contribuisca anch’essa a ridurre il contenuto di SCS nel latte (figura 5).


Figura 5. Media dei valori SCS e punteggi morfologici dei seguenti caratteri lineari: posizione del capezzolo (TP), attacco anteriore (UD), lunghezza del capezzolo (TL).

In definitiva i caratteri morfologici legati all’apparato mammario nella BMI hanno mostrato un impatto significativo sulla longevità. Questo risultato è assolutamente comprensibile considerando che i caratteri valutati giocano un ruolo fondamentale nelle attività legate alla mungitura.

Lo studio in oggetto rappresenta il primo passo per lo sviluppo di una routine destinata alla prima valutazione genetica sulla longevità funzionale nella BMI, ponendo le basi per la futura applicazione di nuovi indici genetici e genomici, che rientrano tra gli obiettivi previsti dal progetto BIG.

Per la lettura completa dell’elaborato:

https://www.buiatria.it/ZeusInc/Publisher/Documents/CONGRESSI/2021/Volume%20Atti%20SIB%20Virtual%20Week%202021.pdf

Il Caseificio Polito. La Storia

L’azienda Caseificio Polito nasce ad Agropoli (SA) nel 2001 dai fratelli Francesco e Nicola Polito, allevatori e Casari di prima generazione nati e cresciuti ad Agropoli. Fin da piccoli raccontano di aver coltivato la stessa passione: avere un allevamento bufalino e trasformare il proprio latte.

Il percorso, iniziato nel 2001, racconta Francesco “che ci ha portati ad essere ciò che siamo oggi, è stato molto graduale, infatti all’inizio della nostra storia l’azienda era composta unicamente dall’allevamento e solo nel 2009, dopo il percorso svolto da mio fratello Nicola per diventare casaro, siamo riusciti ad aprire il caseificio omonimo”.

All’interno del caseificio si lavora solo il latte aziendale crudo con metodo tradizionale, si vende al dettaglio e attraverso una piccola rete di commercializzazione.

L’azienda è composta da circa 600 capi e sviluppa una sala di mungitura parallela a 14 poste completamente computerizzata. A quest’ultima è stata effettuata una modifica dell’uscita, grazie alla quale è stato possibile avere un maggior spazio che ha permesso un’ottimizzazione dei tempi di mungitura. Inoltre le bufale hanno a disposizione maggiore libertà che si associa ad una migliore condizione di benessere animale.

Un ulteriore salto di qualità per l’azienda è stata sicuramente la maggiore attenzione posta alla selezione genetica, infatti da un paio di anni in azienda si utilizza solo fecondazione artificiale. Grazie alla collaborazione di ANASB l’azienda ha avuto la possibilità di depositare campioni di DNA dei migliori capi ed utilizzare il sistema informatico “ANASB online”, così da avere sotto controllo la genetica della stalla.

In aggiunta negli ultimi anni, molto sentito è stato il tema dell’impatto ambientale che ci ha portati ad essere proiettati verso l’utilizzo di energie rinnovabili. A tal proposito è stato realizzato un impianto fotovoltaico da 50KWh che consente di ottimizzare i costi di energia salvaguardando nel contempo l’ambiente.

In azienda è presente anche un centro di lombricoltura nel quale si trasforma tutta la parte solida dei reflui zootecnici in humus, che in parte viene commercializzato ed in parte utilizzato come ammendante per i terreni aziendali. La parte liquida dei reflui viene riutilizzata sia per l’umidificazione delle vasche per la lombricoltura, che all’interno di un impianto di flushing. Quest’ultimo insieme ad un impianto di raschiatori, viene utilizzato per la pulizia dei paddock.

Le prospettive future sono quelle di continuare ad innovarsi nella lombricoltura e nei sistemi ecologici, costruendo anche un impianto di biogas e volgendo lo sguardo alla robotizzazione della stalla. Inoltre è di grande importanza per l’allevamento continuare il processo di miglioramento genetico con l’ausilio di ANASB.

A tal proposito un ultimo sogno nel cassetto è quello di produrre un toro da abilitare per l’Inseminazione Strumentale.

Masseria Polito. La Storia

Masseria Polito società semplice agricola con sede ad Agropoli fondata nel 2017 rappresenta l’ultima “incarnazione” di un’attività allevatoriale iniziata negli anni 50’ da Vito Polito, mio nonno.

Nel 1952 – racconta Stefano Polito – decise di affiancare alla coltivazione ortofrutticola l’allevamento bufalino, acquistando i primi 6 capi da un allevatore ebolitano.

L’allevamento rimase un’attività a conduzione familiare, fino agli anni 80, quando mio padre Giuseppe affiancando il genitore riuscì a dare all’allevamento un’impostazione di tipo imprenditoriale, con l’assunzione di manodopera e attrezzature meccanizzate.

Dal 2017, con il mio ingresso in allevamento abbiamo puntato molto all’aspetto del benessere animale. Ciò ha comportato investimenti soprattutto nell’ammodernamento e adeguamento delle strutture preesistenti e alla costruzione ultimata ad ottobre 2020 di una stalla dedicata alle manze in accrescimento, fase cruciale e delicata che rappresenta il futuro di ogni allevamento che si rispetti.

Il miglioramento genetico ha da sempre rappresentato un elemento essenziale per noi: infatti, nel 1992 una nostra bufala ha dato alla luce il primo vitello bufalino nato in Italia in seguito ad Embryo-Transfer ET eseguito dall’attuale Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali di Napoli – Federico II, chiamato appunto “ET PRIMO”.

Attualmente puntiamo molto sulla fecondazione artificiale, con il prezioso supporto reso dai tecnici ANASB per il miglioramento funzionale dei caratteri produttivi, riproduttivi e morfologici. Adottando a pieno e facendo nostri i concetti che hanno portato alla realizzazione dell’indice IBMI, puntiamo a raggiungere un miglioramento genetico armonioso, che sia funzionale alla buona vita dell’animale, consapevoli che solo così si potranno avere risultati economici positivi nel tempo.

Per il futuro stiamo valutando attentamente tutte le novità in campo dell’automazione nella gestione della routine di mungitura e in generale delle varie operazioni che si effettuano in stalla. Un altro tema sensibile che vorremmo affrontare nell’immediato futuro è quello della gestione dei reflui zootecnici, con la realizzazione di un impianto di biodigestore per la produzione di energia rinnovabile e la contestuale valorizzazione in termini agronomici dei reflui in uscita da utilizzare come ammendanti per i terreni da noi lavorati con il sistema della coltivazione biologica.

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Azienda Agricola Lenza Lunga. La Storia

L’azienda agricola Lenza Lunga nasce nel dopoguerra da mio padre Gaetano, con pochi capi allevati allo stato brado nel cuore della terra “Campania Felix”. Da quel momento, racconta Giuliano, è stato tutto un divenire: io e mio fratello Ercole con l’amore e la passione che nostro padre ci ha trasmesso da quando eravamo bambini siamo arrivati ad oggi ad allevare più di mille esemplari di bufala razza mediterranea italiana.

Gli obiettivi che ci siamo prefissati sin da subito, sono stati lavorare contemporaneamente sia sugli aspetti produttivi che su quelli genetici, migliorando allo stesso tempo le nostre stalle con tecnologie avanzate. Il nostro staff attualmente è costituito da molteplici figure professionali, come veterinari, zoonomi, impiegati e operai, perché crediamo che allevare bufale significhi avere un’impresa dinamica in cui necessitano diverse ed individuali competenze.

La nostra strategia di selezione per la produzione è quella di allevare bufale con una produzione minima dai 25 quintali in poi per lattazione con durata standard (270 gg); la riproduzione è altrettanto fondamentale, difatti utilizziamo l’inseminazione strumentale da molteplici anni grazie anche ai tecnici di cui ci avvaliamo e alla collaborazione con il Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali – DMVPA; attraverso la collaborazione con Anasb, inoltre, ricorriamo ogni anno al servizio di valutazione morfo-funzionale sia delle femmine che dei maschi allevati per la monta naturale.

L’alimentazione segue di pari passo le esigenze nutrizionali in base agli stadi fisiologici delle nostre bufale divise meticolosamente in gruppi. Ci avvaliamo del carro miscelatore per somministrare una razione omogenea.

Dal 2015 siamo anche un’azienda ad impatto zero: abbiamo introdotto un biodigestore che utilizza i reflui dei capi. Grazie a questa innovazione abbiamo la possibilità di trasformare gli scarti in elettricità e calore. Con l’impianto fotovoltaico si chiude il ciclo dell’azienda a impatto zero, perché ricaviamo dall’energia solare energia elettrica per cui siamo totalmente autosufficienti.

Infine, nello scorso 2021 abbiamo partecipato al XXI ciclo di prove di progenie Anasb con l’entrata del nostro torello in graduatoria, sperando a breve di iniziare a diffondere la nostra genetica sul territorio nazionale e, perché no, internazionale.

In ultimo ma non per minore importanza, l’azienda in collaborazione con diversi partner tra cui il DMVPA si è aggiudicato un Pon Mise con il progetto Transfer: Tecnologie innovative per la realizzazione di una smart farm settore bufalino. La ricaduta positiva è stato l’ampliamento della sala di mungitura con il robot che sarà operativo entro questo giugno 2022. Il nostro passo successivo sarà quello di ammodernare la vitellaia perché tutto inizia da lì e pensiamo di avvalerci anche per questo settore di attrezzature di precisione e all’avanguardia.

Seminario ANASB alla Fieragricola di Verona 2022

Le nuove frontiere della selezione per la Bufala Mediterranea Italiana

Grande successo per il primo seminario tecnico del progetto BIG tenutosi nell’ambito della 115ª edizione della Fiera Agricola a Verona.

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Alla 115ª edizione della “Fieragricola” di Verona, dal 2 al 5 marzo 2022, Anasb è stata presente con il proprio stand e due splendidi esemplari di categoria manze provenienti dall’azienda agricola Le Copette di Tiziano Bergia sita in provincia di Torino.

In tale contesto, sabato 5 marzo presso la sala Puccini, è stato realizzato il primo Seminario di approfondimento del Progetto BIG sul tema: “Le nuove frontiere della selezione per la Bufala Mediterranea Italiana”. Di seguito riportiamo una sintesi dei lavori del seminario.

In apertura dei lavori il Presidente Nicola Palmieri ha espresso la sua piena soddisfazione per l’aggiudicazione del progetto BIG, sottolineando che segna di un risultato fondamentale e ottenuto grazie allo sviluppo e alla crescita dell’Ente Selezionatore ANASB nel campo del miglioramento genetico del settore bufalino negli ultimi anni.

I contenuti del seminario sono stati introdotti dall’intervento di Massimo Benvenuti del Ministero Politiche Agricole Alimentari e Forestali DISR VII, con una approfondita descrizione delle finalità della sottomisura 10.2 del PSRN e del suo valore per il settore bufalino in considerazione dell’importanza rivestita ai fini scientifici, economici, sociali, storici e culturali. In particolare, ha sottolineato come il raggiungimento degli obiettivi previsti possa contribuire sia alla conservazione e caratterizzazione delle risorse genetiche animali di interesse zootecnico al fine di conoscerne e valorizzarne l’unicità genetica e le connesse potenzialità produttive attuali e future, che al mantenimento della variabilità genetica degli animali d’interesse zootecnico.

Nella sua qualità di coordinatore scientifico del progetto ha moderato i lavori del seminario Gianluca Neglia professore ordinario del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali della Federico II di Napoli, che ha ricordato come BIG risulti fondamentale per la specie bufalina perché finalmente verrà realizzato il passaggio rivoluzionario dalla selezione genetica alla Selezione Genomica. Neglia ha sottolineato come attraverso l’attuazione e lo svolgimento del progetto si potrà assistere ad un passo unico e fondamentale per il settore bufalino nel nostro Paese, potendo segnare e accelerare la strada per il futuro del miglioramento genetico della BMI. A tale proposito ha evidenziato come sarà possibile migliorarne le attitudini riproduttive, la resilienza e la resistenza alle malattie, il benessere e ridurre allo stesso tempo l’impatto ambientale.

Approfondimento ulteriore è stato affrontato dal ricercatore del CNR-IBBA nonché componente della Commissione Tecnica Centrale di ANASB dal 2018, Stefano Biffani, che ha mostrato i primi risultati della genomica nella BMI ottenuti grazie al progetto BIG. A tale proposito ha messo in evidenza come nella specie bufalina sia assolutamente possibile usare i genotipi nella valutazione genetica per ottenere indici genomici più accurati così come è fondamentale usare i genotipi insieme ai fenotipi non solo per aumentare la validità del dato ma anche per diminuire l’intervallo generazionale.

Nell’intervento successivo Roberta Cimmino, dell’Ufficio Studi ANASB, ha mostrato i primi risultati del progetto BIG per i caratteri funzionali al fine di migliorare la longevità della razza, descrivendo come la longevità della BMI sia influenzata da molti dei fattori non genetici e come, in particolare, siano i caratteri legati al sistema mammario ad avere un maggiore impatto sulla longevità. Tali approfondimenti permettono di gettare le basi per lo sviluppo ed il calcolo degli indici di selezione relativi ai caratteri funzionali, a caratteri innovativi nonché indici aggregati.

L’ultimo intervento del seminario è stato di Mayra Gómez Carpio dell’Ufficio Studi ANASB che ha mostrato i primi risultati del progetto BIG per i caratteri riproduttivi. Nello specifico ha presentato l’Indice età al primo parto, l’Indice primo intervallo tra i parti e l’Indice aggregato intervalli tra i parti successivi. A tale proposito ha evidenziato come il progresso genetico di un carattere riproduttivo sia più lento rispetto a quelli produttivi, in quanto influenzato e correlato a diversi fattori non genetici e che anche per la BMI la strada della genomica è assolutamente perseguibile.

A conclusione dei lavori il presidente Nicola Palmieri, ringraziando i partecipanti al seminario, ha auspicato per il prossimo triennio una fattiva e proficua prosecuzione di tutte le azioni del Progetto BIG compresi i numerosi incontri di approfondimento, di disseminazione e di confronto con gli allevatori bufalini riguardanti le innovazioni a favore della BMI in Italia.

Società Agricola La Margherita: Fratelli Rega. La Storia

L’attività di allevamento Bufalino della famiglia Rega nasce nel 1992, traendo spunto dalla pluriennale esperienza nell’allevamento di vacche da latte, che ha caratterizzato la famiglia dalla fine del XIX secolo.

Il primo dei due insediamenti produttivi sorge a Ciorlano, piccolo comune campano al confine con il Molise, all’interno degli splendidi scenari naturalistici di quella che fu la reale riserva di caccia Borbonica di Torcino, da sempre annoverata tra i luoghi più belli ed incontaminati dell’intero “Regno delle Due Sicilie”. È proprio in questi luoghi che re Ferdinando IV, cagionevole di salute, riacquistò forza e vigore, dedicandosi alle passeggiate a cavallo e alla caccia.

Il concetto che ha portato alla creazione dell’azienda agricola parte dalle aule della prestigiosa Università di Scienze Agrarie di Portici, dove il fondatore Enrico Rega, allora studente, introdusse un totale rinnovamento nelle metodologie di produzione e di gestione delle aziende casearie.

L’allevamento rappresenta oggi una realtà innovativa per il suo settore, coniugando la più antica tradizione con concetti all’avanguardia come la sostenibilità e la responsabilità d’impresa. L’amore per l’allevamento e per la produzione casearia ereditata da Pasquale Rega – nonno del fondatore Enrico e famoso per i suoi prodotti già nel 1890 – è stato attualizzato con pratiche gestionali innovative. L’obiettivo fissato allora fu quello di creare un’azienda che potesse porre sul mercato un prodotto di qualità superiore, incentivando il rispetto per l’ecosistema, per gli animali e soprattutto per le persone.

Oggi tutto ciò si traduce nella Società Agricola la Margherita, gestita dai fratelli Luigi (32 anni) e Massimo (30 anni), e dalla sorella Maria Cristina (26 anni). Nell’azienda si lavora ogni giorno con amore, passione e dedizione, al fine di produrre il vero fiore all’occhiello dell’azienda, la mozzarella di Bufala Mediterranea Italiana BIOLOGICA D.O.P. Il metodo di allevamento Biologico certificato ha caratterizzato il focus della famiglia Rega che, nel 2012, si arricchisce e si amplia con la tenuta di Rocca D’Evandro dove ad oggi sono allevate circa 1600 bufale.

L’attenzione al benessere animale, partendo dal favorire per quanto più sia possibile l’estensione dell’allevamento e la nutrizione dei capi con una dieta priva di insilati e con basso apporto di proteine, rappresentano il core concept dell’azienda ed il potenziamento di queste prassi sarà alla base degli investimenti programmati per i prossimi anni. Il supporto reso dalla collaborazione con ANASB ha consentito un continuo miglioramento genetico sia per gli aspetti morfologici che per quelli produttivi, garantendo ottimi risultati per l’azienda biologica (che ha molte limitazioni rispetto a quello convenzionale).

Annesso ai 2 allevamenti la società ha realizzato il caseificio Ponte Reale “Gruppo Rega”, mantenendo la gestione familiare della struttura, ed è presente con i suoi prodotti sia sul territorio nazionale che in tutti i paesi dell’Europa occidentale, del Nord America e del Giappone.

Tenuta Vecchio Franco. La Storia

“L’ azienda denominata Società Agricola Semplice Tenuta Vecchio Franco, nasce quando mio padre negli anni ’80 decise di affacciarsi al mondo della zootecnia. La mia famiglia si è sempre dedicata all’agricoltura e mio padre, spinto dalla passione per questi splendidi animali, decise di acquistare una primissima bufala. Così giorno dopo giorno, ai piedi della collina di Altavilla Silentina, ha preso vita una piccola azienda bufalina che attualmente conta circa duecento bufale” – racconta Andreina Vecchio.

Andreina e le sue sorelle oggi conducono con grande dedizione l’azienda di famiglia, avendo ereditato con essa sin da piccole la grande passione per questa attività. Negli ultimi anni si sono dedicate agli investimenti e all’ammodernamento delle strutture: “[…]abbiamo puntato in primis nella tecnologia – dice Andreina – installando un nuovo impianto di mungitura, e nella sostenibilità ambientale con la produzione e l’utilizzo di energia rinnovabile”. 

“Il nostro rapporto associativo con ANASB risale al 2010, da sempre abbiamo effettuato selezione genetica con la raccolta dei dati prodottivi certificata dal sistema AIA. Negli ultimi anni, ci siamo molto avvicinate alla vita associativa grazie al lavoro svolto dagli esperti di razza: ci supportano con grande competenza e professionalità. Grazie alle valutazioni morfo-funzionali abbiamo la possibilità costante di conoscere al meglio le nostre bufale e di valorizzarle in tutto il loro potenziale con i dati ottenuti dalle valutazioni genetiche” – continua Andreina.

Società Agricola Semplice Tenuta Vecchio Franco11

I risultati del miglioramento genetico, infatti, non riguardano solo le caratteristiche morfologiche e quantitative del latte prodotto per singola bufala, ma si concentrano anche sulla resa della mozzarella senza tralasciare lo stato di salute e la longevità dell’animale, raggiungendo così alti gli standard di benessere.

“L’obiettivo futuro è sicuramente quello di migliorare l’azienda sempre di più, puntando soprattutto alla qualità della produzione di latte. Per raggiungerlo cerchiamo di formarci al meglio, grazie anche agli studi universitari. L’impegno e l’attenzione al benessere animale e alla sostenibilità ambientale sono sempre più alti, convinte che questi siano i veri pilastri di un’azienda zootecnica che vive in sinergia con la natura”.

BIG: Bufala Mediterranea Italiana – Tecnologie Innovative per il miglioramento genetico

La biodiversità rappresenta uno dei capisaldi dei Piani di Sviluppo Rurale sviluppati dal 2014 al 2020, sul quale hanno lavorato le associazioni di razza italiane in collaborazione con le più importanti Università del nostro Paese. Mantenere il più elevata possibile la biodiversità è stato l’obiettivo primario degli enti che salvaguardano le specie in via di estinzione, ma anche di tutti coloro che si occupano di selezione e miglioramento genetico. In assenza di biodiversità o variabilità genetica, infatti, non è possibile selezionare e fare progressi.

Gli ultimi progetti legati ai finanziamenti europei di piani di sviluppo rurale nazionale hanno dato nuovo impulso alla ricerca non solo nelle grandi razze bovine da latte come la Frisona, ma anche nelle razze da carne, a duplice attitudine e nella Bufala Mediterranea Italiana, con l’obiettivo comune di sviluppare nuovi strumenti selettivi e conoscenze a disposizione degli allevatori, per costruire mandrie in cui la biodiversità viene mantenuta e preservata, il benessere migliorato e l’impatto ambientale diminuito, ossia le basi per l’allevamento sostenibile.

ANASB, con il Dipartimento Medicina Veterinaria e Produzioni Animali (DMVPA) dell’Università Federico II di Napoli è capofila del Progetto BIG – Bufala Mediterranea Italiana – Tecnologie Innovative per il Miglioramento Genetico, presentato nel 2020 nell’ambito del Programma Sviluppo Rurale Nazionale Biodiversità – Sottomisura 10.2 ed approvato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MIPAAF) nel 2021. Tale progetto è coadiuvato dal supporto tecnico/scientifico di partner leader nel settore ed in particolare:

  • l’Istituto di Biologia e Biotecnologia Agraria (IBBA) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR);
  • l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZSM);
  • il Consorzio Incremento Produttivo Allevamenti Bufalini (CIPAB);
  • il Dipartimento di Agronomia Animali Alimenti Risorse naturali e Ambiente – DAFNAE – Università di Padova.

Il progetto, di durata triennale (2020 – 2023), ha come scopo il miglioramento genetico di caratteri innovativi legati alla resistenza/resilienza a patologie (brucellosi, tubercolosi, paratubercolosi, emimelia trasversa), alla sostenibilità ambientale (efficienza alimentare, emissioni in atmosfera), alla qualità delle produzioni (caseificazione), alla valorizzazione della produzione della carne come prodotto secondario (ad esempio muscolosità e BCS) ed il mantenimento della variabilità genetica nella razza bufala Mediterranea Italiana attraverso il controllo dell’inbreeding e la costituzione di una biobanca di materiale seminale maschile e embrioni.

Il tutto si svolgerà attraverso 10 azioni, suddivise tra i vari partner, con i seguenti obiettivi:

  1. Realizzazione di una nuova scheda per la valutazione morfologica realizzata su nuovi descrittori biometrici da rilevare in 900 aziende.
  2. Analisi genomiche su circa 6000 soggetti; sequenziamento completo del DNA di 20 soggetti; caratterizzazione di una serie di mutazioni genetiche; analisi cariologica di 24 tori.
  3. Report e pipeline per il controllo interno dei dati analizzati (pedigree, quanti-qualitativi, molecolari, genetici e genomici).
  4. Sviluppo di numerosi indici genetici di seguito alcuni: 3 indici genetici per caratteri riproduttivi; 8 per caratteri funzionali come lo studio della persistenza di lattazione; 3 per caratteri innovativi come lo studio delle emissioni metano.
  5. Studio e rilievo di dati fenotipici relativi alla sostenibilità ambientale, al benessere animale e alla efficienza alimentare. Sarà inoltre prodotto un piano di accoppiamento ad hoc.
  6. Monitoraggio della variabilità genetica e della parentela utilizzando dati di pedigree e dati genomici.
  7. Valutazione della prevalenza delle zoonosi nei diversi allevamenti/province/regioni.
  8. Campionamento di materiale biologico su 6000 soggetti da destinare alle analisi di fenotipi innovativi.
  9. Realizzazione di un database relazionale contenente tutti i dati raccolti durante il progetto, che verranno elaborati mediante modelli statistici avanzati. Realizzazione di 7 indici aggregati.
  10. Attività di disseminazione dei risultati ottenuti tramite un portale web dedicato al progetto, newsletter, materiale informativo e attraverso l’organizzazione di eventi al fine di dare massima diffusione al comparto bufalino su tutto il territorio nazionale.

L’obiettivo principale del progetto BIG si focalizza sulla possibilità di gettare le basi per il passaggio rivoluzionario che si potrà effettuare da quella che oggi è la selezione genetica a quella che domani sarà la selezione genomica della Bufala Mediterranea Italiana.


I principali vantaggi ottenibili dai piani di selezione genomica sono rappresentati da:

  • Rapido aumento del progresso genetico (grazie all’enorme accorciamento dell’intervallo generazionale);
  • Possibilità di selezionare anche per caratteri diversi da quelli esclusivamente produttivi (sanità, fertilità, efficienza produttiva, conversione alimentare, produzioni di gas serra);
  • Maggiore accuratezza e attendibilità delle valutazioni genetiche
    Migliore programmazione degli accoppiamenti.

Con l’attuazione e lo svolgimento del progetto BIG si potrà assistere ad un passo unico e fondamentale per il settore bufalino del nostro Paese, potendo davvero segnare la strada per il futuro del miglioramento genetico della Bufala Mediterranea Italiana.