La storia dell’allevamento di Giuseppe Morese, nella sua forma attuale, inizia nel gennaio 2010, dopo la divisione della storica mandria di famiglia, composta da circa 1.000 capi. Ma le radici di questa realtà affondano molto più indietro nel tempo, in un percorso costruito con sacrificio, scelte coraggiose e continuità familiare. Dopo la scomparsa prematura del padre Raffaele, il signor Morese ha iniziato giovanissimo a occuparsi dei terreni e della mandria insieme allo zio Alberto, prima durante le estati e poi a tempo pieno. Insieme hanno raddoppiato la mandria bufalina in circa dieci anni, convertendo progressivamente i terreni aziendali – circa 180 ettari – alla produzione di foraggio per le bufale. Quando poi, al momento della divisione aziendale, non disponeva ancora di una stalla con sala mungitura nella propria proprietà, ha dato avvio alla nuova avventura in una vecchia struttura che in precedenza ospitava vacche Jersey, affrontando non poche difficoltà ma senza mai rinunciare alla propria visione allevatoriale.

Quella visione aveva un cardine preciso: la genetica. Non come elemento accessorio, ma come parte fondamentale del patrimonio di un allevamento bufalino. Due figure fondamentali in questo percorso di selezione genetica sono state il dott. Mario Siano, zootecnico, e il veterinario Carlo Grassi. Accanto a Giuseppe Morese, hanno condiviso fin dall’inizio una visione chiara e lungimirante, credendo nel valore della genetica quando ancora non era una scelta così diffusa o scontata nel comparto bufalino. Le loro competenze tecniche, unite alla capacità di leggere con anticipo le potenzialità di un lavoro fondato su genealogia, DNA e selezione, hanno contribuito in modo decisivo a costruire un percorso serio, coerente e orientato al futuro. I risultati raggiunti oggi sono anche il frutto di questa collaborazione costante e di una sinergia solida tra allevatore, zootecnico e veterinario.

Non a caso, uno dei passaggi più significativi di quella fase fu il deposito del DNA di tutta la mandria, un lavoro complesso ma decisivo per costruire una selezione davvero consapevole. Prima della divisione, infatti, furono predisposti due lotti equivalenti di animali, bilanciati anche sotto il profilo qualitativo e genealogico. In quel momento Giuseppe Morese pose una sola condizione: portare con sé ITALO e ORO NERO, due tori introdotti anni prima nella mandria nell’ambito di uno scambio di sangue con l’azienda di Maria Castigliego. È da qui che emerge con chiarezza un concetto ancora attualissimo: senza identità certa, genealogia verificata e strumenti come DNA e genomica, non può esserci un vero lavoro di selezione.

In questo contesto nasce e si afferma la storia di LETTERINA, una bufala che oggi rappresenta in modo esemplare il lavoro svolto dall’azienda Morese in ambito genetico e selettivo. Letterina è una bufala speciale non solo per ciò che produce, ma per ciò che dimostra nel tempo: arrivare a 15 anni in perfetta efficienza, aprire l’undicesima lattazione e continuare a produrre 20 chilogrammi di latte al giorno significa incarnare al meglio i concetti di funzionalità, regolarità e longevità. La sua carriera riproduttiva parla da sola, con una successione di parti regolari, in gran parte destagionalizzati, proprio nella direzione richiesta dal mercato del latte e dai caseifici.

Ma Letterina è anche il frutto di un lavoro di genealogia ben preciso. È figlia di ITALO, il noto toro pugliese e di LEPRE, ricordata come un’ottima storica lattifera della Morese S.S.. Appartiene alla linea “ELLE”, una tradizione aziendale mutuata dal cavallo purosangue da galoppo, che prevede di attribuire ai discendenti della stessa madre nomi con la medesima iniziale. E questa linea continua ancora oggi in allevamento con soggetti come LET’S GO, madre di LECLERC, LANCILLOTTO  ma anche di LETTURA, secondipara da oltre 22 kg di latte, e LEVANTE, ultima nata di Letterina il 28 gennaio 2026 con padre BATIMAN.

È proprio per questo che Letterina non racconta solo la storia di una grande bufala, ma anche quella di un allevamento che ha saputo guardare avanti. Una realtà che ha investito nella selezione, ha creduto nella certificazione genealogica, ha valorizzato la genomica e ha messo al centro non soltanto la produzione immediata, ma la capacità dell’animale di restare efficiente, fertile, sano e produttivo nel tempo.

Su questo punto il messaggio di ANASB è particolarmente forte. Di longevità, infatti, in ANASB si parlava già da anni mettendola in relazione con funzionalità, interparto e produzione. Oggi quella visione si conferma pienamente strategica: la longevità è un carattere chiave per la sostenibilità tecnica ed economica delle aziende bufaline ed è un tema che ANASB considera da anni prioritario, valorizzandolo anche nell’ambito degli attuali strumenti di selezione genomica. In questo senso, Letterina rappresenta perfettamente l’ideale di bufala utile e desiderabile: produttiva, integra fisicamente, regolare all’ingravidamento, di buon temperamento e, soprattutto, longeva.

La sua storia ci ricorda un messaggio chiaro: ciò che non si misura non si migliora. Nel comparto bufalino, rilevare accuratamente le produzioni, certificare le genealogie e integrare le più avanzate tecnologie genomiche non rappresenta solo un’evoluzione tecnica, ma un cambio di paradigma. Ed è esattamente su questa strada che ANASB lavora da anni, accompagnando gli allevatori verso una selezione sempre più consapevole, moderna e orientata al futuro. Questo significa mettere le aziende nelle condizioni di scegliere meglio oggi e costruire mandrie più forti domani.