Indice di Selezione IBMI

L’introduzione del nuovo Indice di Selezione aggregato per la Bufala Mediterranea Italiana (IBMI) ha rappresentato un punto di svolta importante nell’ambito dell’attività selettiva di ANASB. 

Il confronto continuo sia con gli allevatori che con i trasformatori ha evidenziato come si rendesse necessario un passo ulteriore al fine di enfatizzare ancor di più l’attitudine casearia dei soggetti di Bufala Mediterranea Italiana valorizzandone al tempo stesso i livelli produttivi (i.e., Kg di latte) e la morfologia funzionale. Quest’ultimo aspetto in particolare è sempre stato al centro delle richieste degli allevatori: avere animali produttivi con caratteri morfologici che ne favoriscano la permanenza in stalla.

Sulla base di queste considerazioni, l’ufficio tecnico ANASB in collaborazione con l’Istituto di Biologia e Biotecnologia Agraria del CNR di Milano e con il Dipartimento di Medicina veterinaria e Produzioni animali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha messo a punto un indice di selezione aggiornato, denominato IBMI (Indice per la Bufala Mediterranea Italiana), approvato dall’ultima CTC svoltasi lo scorso 11 dicembre 2018 presso la sede ANASB di Caserta.

Dalla base dati ANASB, sono state estratte le informazioni relative ad oltre 7000 bufale e con queste sono state calcolate le correlazioni genetiche riportate nella seguente tabella 1:

Tabella 1—Correlazioni genetiche tra i criteri ed obiettivi di selezione nell’IBMI
  ARTP APPM LATTE GR% PR% RESA
ARTP 1,00 0,19 0,00 0,15 0,28 0,25
APPM 0,19 1,00 0,29 – 0,08 0,03 -0,01
LATTE 0,00 0,29 1,00 -0,55 -0,47 -0,54
GR% 0,15 -0,08 -0,55 1,00 0,69 0,87
PR% 0,28 0,03 -0,47 0,69 1,00 0,96
RESA 0,25 -0,01 -0,54 0,87 0,96 1,00

 

Osservando la tabella 1, si evince che esiste una correlazione genetica negativa tra i due obiettivi principali: i kg di latte e la resa (-0.54). Questa correlazione non è però uguale ad 1 e quindi significa che esiste uno spazio per migliorare entrambi i caratteri. La resa, come atteso, è invece positivamente correlata sia alla % di grasso che alla % di proteina (criteri selettivi) ma anche con gli arti-piedi, mentre ha un legame quasi nullo con l’apparato mammario. La conoscenza di questi rapporti è fondamentale per combinare i diversi caratteri.

 

Come funziona e a cosa serve l’IBMI

Analizzando i trend genetici riportati (figure 1 e 2), la selezione attuata sino ad ora ha migliorato in maniera marcata il livello genetico per i kg di latte trascurando i titoli ottenendo un minor potenziale genetico. Per tali ragioni, l’adozione di un nuovo approccio metodologico serve a rispondere ad una situazione sfavorevole contingente (peggioramento costante del livello genetico dei titoli del latte) ampliando al tempo stesso il miglioramento ad altri caratteri economicamente importanti (ad esempio apparato mammario e apparato locomotore).

L’IBMI ha l’obiettivo di aumentare il quantitativo di latte prodotto e nel contempo la resa in mozzarella, migliorando i titoli e di conseguenza la correlazione genetica negativa.

 

Capire la nuova classifica ed utilizzarla al meglio

La nuova classifica per IBMI è molto diversa rispetto a prima per un motivo principale: i soggetti premiati non sono più solo quelli con indici per i kg di latte o proteina più elevati. I soggetti premiati sono quelli che rispondono meglio ad un obiettivo ora più equilibrato: produzione, qualità, funzionalità. Pochi sono i soggetti che rispondono a tutti questi requisiti perché non si era mai lavorato in questa direzione.

La lettura della classifica ha generato tanti commenti, positivi e non, e tra questi ultimi il più comune è: “non userò mai un toro negativo per la produzione…” 

Vediamo con un esempio pratico ma un po’ estremo come questo tipo di approccio non sia in realtà corretto: ipotizziamo di avere una bufala con un valore genetico molto elevato per la produzione (Tabella 2). Sulla base della struttura della nostra popolazione è molto probabile che questo animale avrà in contropartita dei valori negativi per i titoli (-0,05 per % proteina e -0,12 per % grasso). Vogliamo accoppiare questa bufala con un toro per produrre una nuova progenie. Scegliamo un toro molto forte a latte (Toro Latte nella Tabella 2). Il risultato atteso in termini di indice pedigree (Risultato 1) è positivo sui kg ma continua ad essere negativo sulle percentuali. Inoltre peggiorano anche gli arti e i piedi. 

Scegliamo ora un toro sulla base dell’IBMI (toro IBMI) e lo scegliamo volutamente negativo per i kg di latte (-308). Il risultato atteso in termini di indice pedigree (Risultato 2) è stavolta positivo su tutti i caratteri, seppur usando un toro negativo a latte. Il nuovo nato avrà un potenziale genetico per la produzione di latte più alto della media dei soggetti attualmente presenti. Farà comunque più latte anche se paradossalmente si è utilizzato un toro fortemente negativo.  Sul soggetto nato, se femmina, si potrà nuovamente utilizzare un toro forte a latte permettendo così una crescita equilibrata.

Tabella 2—Risultato dell’utilizzo di due diversi tori sul potenziale genetico della progenie
INDICI GENETICI
SOGGETTO KG LATTE % PR KG PR % GR KG GR ARTI E PIEDI APP MAMM
Bufala 1031 -0,05 45 -0,12 75 3,44 0,48
Toro Latte 760 -0,25 28 -0,77 38 -1,24 1,52
Risultato 1 896 -0,15 37 -0,45 57 1,10 1,0
Toro IBMI -308 0,21 -9 0,77 -8 0,37 2
Risultato 2 362 0,08 18 0,33 34 2 1

Non solo, ipotizziamo che il nuovo nato sia una femmina con delle percentuali a 270 giorni pari a quelle delle bufale nate nel 2016 (grasso % = 8,11 e proteina % = 4,64). Se sommiamo a questi valori il miglioramento/peggioramento in termini genetici e calcoliamo la resa utilizzando la formula:

RESA (g) = 116,615 + 2,015 × (% proteine × % grasso) + 2,928 × (% proteine2)

Si ottiene:

  • con Toro Latte 244,9 grammi/litro;
  • con Toro IBMI 262,1 grammi/litro.

Da questo esempio, volutamente estremo, si possono trarre 3 importanti considerazioni:

  1. Devo scegliere il toro giusto per il mio allevamento: non posso usare un toro negativo su una femmina a sua volta negativa ma lo posso usare laddove voglia riequilibrare una situazione troppo sbilanciata;
  2. Non è corretto dire che l’IBMI penalizza i kg di latte: anche utilizzando un toro fortemente negativo posso ottenere soggetti con potenziale genetico positivo;
  3. L’IBMI non è una bufala ma è per la bufala: l’obiettivo che si prefigge l’IBMI è proprio quello di agire in modo positivo su tutti i caratteri favorendo sia gli animali che chi li alleva.

Coefficiente di parentela dei tori di fa con la popolazione

Una genealogia corretta e completa è fondamentale nell’ambito del miglioramento genetico anche e soprattutto perché permette di stimare attraverso calcoli matematici e probabilistici la consanguineità di un individuo e la sua parentela con altri individui. 

È bene ricordare che la consanguineità (probabilità compresa tra 0 e 100 che entrambi i geni presenti in un individuo siano identici per discendenza) è riferita al singolo individuo mentre quando si parla di parentela ci riferiamo alla percentuale di geni in comune tra 2 soggetti. 

I due valori sono legati tra loro e se accoppio 2 soggetti parenti (Padre/Figlia, Padre/Nipote) il risultato sarà un individuo consanguineo.

Nella scelta di un riproduttore non è quindi fondamentale conoscere il suo livello di consanguineità quanto piuttosto quello che succederà nella propria stalla nel momento in cui sarà utilizzato: dipenderà quindi dal rapporto di parentela tra il toro e le bufale con il quale lo accoppierò.

Si ricorda inoltre che l’accoppiamento tra due individui fortemente consanguinei ma non parenti tra loro dà luogo a prole non consanguinea; al contrario, maggiore è il grado di parentela tra i genitori e più alto è il livello di consanguineità del nuovo nato.

Scegliere riproduttori meno imparentati tra loro già garantisce una maggiore variabilità genetica nel nostro allevamento e, nel futuro, minori problemi di consanguineità.

Per tali ragioni si riportano al termine delle tabelle indici IBMI, sia i dati di parentela tra tutti i tori provati ed in prova (Tabella 19) che la loro parentela nella popolazione (Tabella 20). Entrambe le informazioni possono essere utili per guidare in modo pratico e veloce alcune scelte selettive.

 

Il futuro

Ciò che è stato fatto con l’IBMI non è un punto di arrivo ma rappresenta un punto di partenza. 

L’IBMI non è un’imposizione ma uno strumento che cerca di rispondere alle esigenze di tutti massimizzandone il profitto. 

Sarà sempre più importante scegliere il riproduttore giusto per il nostro allevamento: non è detto che il primo toro in classifica sia per forza quello che dovrò usare, ma dipenderà dal livello del mio allevamento e dalle caratteristiche potenziali ricercate. 

Ecco quindi che un ruolo fondamentale sarà quello di utilizzare dei piani di accoppiamento che ottimizzino le caratteristiche delle femmine presenti in stalla e quelle dei riproduttori prescelti.